Sant’Agata dei Goti

Nella suggestiva atmosfera medievale

Dov’è

Sant’Agata de’ Goti sorge ai margini della pittoresca valle del fiume Isclero, che nasce dal massiccio del Taburno e dopo aver percorso la stretta di Moiano confluisce nel Volturno. Il centro storico affaccia  su di una rupe  tufacea circondata dai  torrenti Martorano e Riello, da cui domina quella che fu una delle principali vie d’accesso alla regione sannitica. Sant’ Agata dei Goti, città presepe in cui i campanili e le cupole maiolicate, dominano la bastionata di case e palazzi allineati su un ripiano disposto su una rupe alta circa 50 metri. Splendida da ogni lato Sant’ Agata dei Goti  offre la vista più suggestiva dall’ altissimo ponte Vittorio Emanuele. Varcato il ponte subito ci si trova nell’atmosfera medievale creata dal labirinto di viuzze che si aprono agli orizzonti del Sannio, di fronte agli imponenti resti del Castello.



Da non perdere

La bellezza mozzafiato del centro storico e del paesaggio del borgo che le ha permesso di ottenere il soprannome di «perla del  Sannio», dal Novembre del 2012 fa parte del  circuito «I borghi più belli d’Italia».

Splendida da ogni lato, Sant’Agata de’ Goti offre la vista più suggestiva dall’altissimo ponte Vittorio Emanuele che valica da ovest il vallone Martorano, e da cui si può ammirare il sistema di archi di costruzione che regge il borgo abbarbicato sul ciglio della rupe di tufo. Varcato il ponte, subito ci si trova di fronte agli imponenti resti del Castello, fondato dai longobardi e via via ristrutturato più volte fra l’epoca normanna e il Settecento: da segnalare le arcate ogivali nel cortile, scene mitologiche secentesche nella loggia al primo piano e un affresco di Tommaso Giaquinto (“Diana e Atteone”, 1710). Di fronte al castello, dalla parte del ponte, c’è invece la chiesa di San Menna, costruita a ridosso della cinta muraria e consacrata nel 1110 da papa Pasquale II: dedicata a un eremita che nel VI secolo viveva in una grotta sul monte Taburno, conserva il portale originario romanico, decorato con foglie e due teste di leone. L’interno, a tre navate, con colonne e con capitelli romanici e tetto a capriate, ha nel pavimento dell’absidegli eccezionali resti notevoli di un mosaico a figure geometriche di inizio sec. XII, uno dei più antichi databili con certezza dell’Italia meridionale. Da notare anche alle pareti i resti di affreschi dei secc. XIV-XV e, nell’altare, una lastra di sarcofago del sec. VII. Straordinario, per esempio, voltandosi all’indietro appena entrati in chiesa, è il Giudizio finale affrescato sulla controfacciata, con Cristo giudice, la risurrezione dei morti che escono dalle tombe, gli angeli che suonano le loro trombe, le rappresentazioni dell’inferno e del paradiso.

Più oltre invece si erge il Duomo, dedicato all’Assunta, con porticato sorretto da dodici colonne con capitelli corinzi. Fondato nel 970 su un tempio pagano, ha subito numerosi rifacimenti, i più importanti dei quali nella prima metà del Settecento quando numerosi artisti e artigiani giunti da Napoli gli diedero l’aspetto attuale (solo il soffitto è del 1878). L’interno, a croce latina e con tre navate, conserva numerose opere d’arte sei e settecentesche, oltre che resti di un pavimento musivo simile a quelli di San Menna. Di notevole importanza è la cripta con volte a crociera, testimonianza della chiesa romanica del XII secolo, che ha alle pareti affreschi trecenteschi ed è sostenuta da 12 colonne di cui sei con capitelli tardo antichi, tre medievali e tre romanici, sui quali si intravvedono bassorilievi raffiguranti angeli e animali mostruosi. Il percorso si conclude all’estremità del borgo alla Villa Torricella, giardino pubblico che si affaccia sull’incrocio delle due profonde forre che delimitano il lato settentrionale della città, sul ciglio del vallone inciso dal torrente Riello. Proprio via Riello conduce, sul lato est del borgo, all’unica porta della cinta urbana, con belle viste sulle montagne circostanti e resti delle torri murarie. Da segnalare ancora, tre chilometri a ovest del borgo, il semplice santuario di Santa Maria in Palmentata, eretto dove la Madonna sarebbe apparsa a un pastore nella domenica delle Palme, chiedendogli che fosse costruita una cappella in suo onore. Oggetto del culto è una statua quattrocentesca della Madonna in trono con il Bambino.

Notevolissimo è il Museo diocesano, inaugurato nel 1996 dall’allora cardinale Joseph Ratzinger e che raccoglie molte opere d’arte provenienti dalle chiese della zona rimaste danneggiate dal terremoto del 1980. E’ diviso in due distinte sezioni. Quella museale vera e propria è sita nella piazzetta della Madonna del Carmine: vi sono conservate opere d’arte sacra, paramenti, reliquiari, argenti, manoscritti e testi liturgici, oltre ad antiche lastre tombali (una paleocristiana del V secolo e una dell’abate Antonio di Tramonto del 1361), a una “Pietà” tardogotica attribuita a Silvestro Buono, affreschi secenteschi staccati dai muri del seminario, una “Cacciata di Agar e Ismaele” (1680) e una “Annunciazione” (1702) del Giaquinto. La sezione del Museo ospitata nel Palazzo vescovile è invece dedicata soprattutto a sant’Alfonso Maria de’ Liguori, ma conserva anche gli stemmi dei 68 vescovi santagatesi, il reliquiario di Sant’Onofrio (1585), oggetti liturgici del Sette e Ottocento, e un recente presepe napoletano di Giuseppe e Marco Ferrigno (1997).

Storia

Nell’attuale territorio di Sant’Agata dei Goti, anticamente sorgeva la città sannita di Saticula. L’origine del nome si forma in differenti periodi storici. Nel corso dell‘VII  secolo, la città longobarda fu intitolata alla Santa Catanese, per volontà di Radoaldo e Grimoaldo, fratelli educati alla  corte di Arechi I di Benevento, che contribuirono alla fondazione della chiesa di San’ Agata de Amarenis, detta anche  «Sant’ Agatella». La seconda parte del nome si aggiunge in epoca normanna, con l’avvento dei feudatari della famiglia Drengot, dopo il 1117. Rainulfo Dengrot, conte di Sant’Agata, diede il suo nome alla fortezza. Ma con il tempo il cognome  «Dengrot», sia  in Francia che in Italia  iniziò ad essere pronunciato diversamente. Mutando così in «De-Goth». In seguito alla dominazione longobarda si avvia una lunga serie di passaggi di potere. Il borgo passa anche dalle mani delle famiglie feudatarie più importanti di Napoli, per ultimo la famiglia Carafa. Diventa sede vescovile fin dal X secolo e nella sua storia vanta la guida del vescovo Felice Peretti, salito in seguito al soglio pontificio con il nome di Sisto V, e di Sant’Alfonso de’ Liguori. Questo periodo coincide anche con la dominazione normanna, durante la quale è stata ampliata la struttura difensiva con la costruzione di una fortezza e sono stati commissionati il Duomo e altri edifici sacri. Il fascino del borgo arroccato sulla roccia e la sua storia millenaria sono solo alcuni degli elementi che rendono Sant’Agata dei Goti uno dei centri di suggestive bellezze, in grado di stupire un numero sempre più alto di visitatori, che la scelgono come metà di viaggio.

Curiosità

Il vescovo Alfonso Maria de’ Liguori, che resse la diocesi dal 1762 al 1775 con una dedizione che contribuì alla sua beatificazione fu autore di un canto natalizio, «Quanno nascette Ninno» (Quando nacque il Bambino), particolare a partire dal fatto d’avere testo in dialetto: Quanno nascette Ninno a Bettlemme / Era nott’e pareva miezo juorno…; la versione in italiano è nota con il titolo «Tu scendi dalle stelle»…

Sant’Agata dei Goti è sede di eventi locali come: l’infiorata del Corpus Domini, nel mese di giugno, dove ogni anno le piazze del centro storico ospitano infiorate e altari in onore della processione alle quali possono partecipare anche i visitatori. Il festival multiculturale «suoni di terra» che si svolge ogni anno tra l’ultima settimana di agosto e gli inizi di settembre, prevede sette giorni di stage, video etno-musicali, esibizioni e concerti che animano le stradine lastricate del borgo medievale. Contemporaneamente alla notte di San Lorenzo, sarà possibile assaggiare e degustare i piatti tipici della località. Protagonista e l’olio extravergine d’oliva di Sant’ Agata, proveniente dalle terre caudine nella regione del Sannio, dove la tradizione  dell’ulivo è tra le più antiche in Italia, accompagnate da rappresentazioni di stand, animazioni e spettacoli e passeggiate ai spettacolari siti archeologici. La sagra della mela Annurca presenta una gustosa degustazione di prodotti realizzate a base di mela annurca, come dolci, crostate, primi piatti e liquori, ma soprattutto è da non perdere il babà alla mela annurca. L’antica fiera di San Martino, si svolge ogni anno l’11 Novembre, in onore del Santo Patrono San Martino di Tours. L’evento presenta un grande mercato con merci di vario tipo tradizionali della località.

Un giorno a Sant’Agata De’ Goti

Tour del centro storico