San Marco dei Cavoti

La città del torrone

Dov’è

Il centro storico di San Marco dei Cavoti è ubicato su un’altura ad un’altezza compresa tra i 690 e i 710 m s.l.m., uno degli ultimi contrafforti orientali dell’Appennino campano prima che degradino, nell’area del fiume Fortore, fino al Tavoliere delle Puglie. La sua posizione consente una vista panoramica che si spinge a sud fino ai monti del Partenio, ad ovest fino al Taburno e nord-ovest fino al massiccio del Matese. Il territorio comunale si sviluppa in direzione nord-sud per circa 12 km. Presso i suoi confini nordorientali si trova il monte San Marco (detto anche Telegrafo, 1007 m s.l.m.), uno dei massicci montuosi più alti della porzione orientale della provincia di Benevento. A sud-est di quest’ultimo la strada statale 369 Appulo Fortorina, che collega San Marco ai paesi dell’area fortorina, attraversa il passo del Casone Cocca (in territorio di Molinara, 963 m s.l.m.), così denominato da un’antica casa colonica appartenuta a questa distinta famiglia di proprietari terrieri, oggi estinta.

Il centro urbano è lambito dal torrente Tammarecchia con le rocce della Cascata Ripa. Il corso d’acqua scorre in direzione nord-sud confluendo infine nel fiume Tammaro, che scorre in una vallata in contrada Calisi, al confine con il comune di Pago Veiano.



Da non perdere

Piazza Risorgimento: è una piazza a pianta quadrata sorta nel XVIII secolo al termine di Via Roma, e pavimentata in pietra calcarea locale. Vi si trovano i palazzi Jelardi e Colarusso, al suo centro una fontana ornata da quattro delfini in ghisa.

Museo degli orologi: ospitato dal 2004 in uno storico palazzo di via Rovagnera che collega Via Roma al borgo antico. Si tratta di 52 esemplari di orologi da torre che compongono una galleria unica al mondo. Una preziosa collezione di meccanismi di orologi da torre, risalenti a partire dal 1400 circa, appartenenti alla collezione privata del maestro orologiaio sammarchese Salvatore Ricci, dal 2000 divenuti di proprietà del Consiglio Nazionale delle Ricerche.

Palazzo Jelardi: progettato in stile neoclassico dall’architetto gesuita Giovan Battista Iazeolla, su committenza del cavalier Nicola Jelardi, è tuttora abitato dai discendenti della famiglia.  L’edificio è vincolato dalla Soprintendenza per i beni archeologici di Salerno, Avellino, Benevento e Caserta.

Museo della Pubblicità Packaging Commercio: ha sede in Piazza Risorgimento presso il Palazzo Jelardi nei locali del sottotetto. Emeroteca, biblioteca e museo civico in 13 sale complessive, quattro delle quali ospitano un’esposizione di materiale pubblicitario, arredi e altri oggetti legati al commercio dalla fine dell’800 ad oggi.

Via Roma la strada collega Piazza Risorgimento a Porta Grande, caratteristica per la presenza di vari edifici signorili tra cui la palazzina Zuppa, i palazzi Valente, Zurlo e Jansiti (quest’ultimo poi de’ Conno e quindi ex sede comunale).

Porta Grande: è una porta del borgo medievale che conduce da via Roma alla Chiesa Madre. Nel tempo è divenuta parte integrante dell’adiacente palazzo de’ Conno-Jansiti, oggi proprietà comunale. Sono superstiti altre due porte: Porta di Rose a sud, e Porta Palazzo che, passando sotto il Palazzo Marchesale, conduce in Largo Vicidomini. La quarta porta del paese, Porta Nuova, è invece scomparsa.

Chiesa di San Marco Evangelista: sita sulla sommità del centro medievale, la chiesa attuale sostituì quella originaria che risaliva alla fondazione del paese, ed era dedicata a San Marco di Eca; solo successivamente il culto si spostò su San Marco evangelista. L’edificio antico, dall’armoniosa architettura, venne restaurato dal sindaco Federico Jelardi nella seconda metà del XIX secolo quando il campanile originario – abbattuto all’inizio dello stesso secolo – era stato già rimpiazzato con la vicina Torre dei Provenzali. L’edificio sacro fu però gravemente danneggiato dal terremoto del 1962 e, pur essendo possibile un restauro, si decise per la ricostruzione da zero salvando solo la già citata torre. La nuova chiesa fu poi ristrutturata in forme più armoniche nei primi anni duemila per interessamento del parroco Mons. Michele Marinella al quale è oggi intitolato il belvedere antistante.

Belvedere Grazionella: (oggi Belvedere Mons. Michele Marinella), lo spiazzo davanti alla Chiesa di San Marco presenta un’ampia visuale verso sud, in particolare sul paese medievale dominato dalla Chiesa del Carmine, sulle campagne e montagne circostanti.

Chiesa del Carmine: (XIV secolo), situata nella piazza omonima, ha subito vari rimaneggiamenti nel corso dei secoli.

In prossimità del centro urbano e del Molino Jelardi è degna di nota la “Cascata Ripa” sul torrente Tammarecchia, raggiungibile attraverso un pittoresco sentiero, realizzato nel dicembre 2020, che presenta all’inizio del percorso l’antica Fontana della Conca.

Il territorio comunale include alcuni boschi: quelli di maggiore estensione sono il Bosco di Zenna, nella contrada omonima, e il “Bosco del Toppo” (ossia “altura” in dialetto locale) “Santa Barbara”, in contrada Calisi. Altra area boschiva è ubicata lungo il tracciato extraurbano di Via Giovanni XXIII (prolungamento), anche nota come “Via dei Tre Boschetti” e utilizzata per attività sportive di corsa, trekking e ciclismo.

Oltre che di una Villa Comunale, il comune dispone anche del Parco Ettore Cosomati con percorso naturalistico in Largo San Rocco lungo il torrente Tammarecchia. Inaugurato nel 2019, il parco è intitolato al pittore di origini sammarchesi poiché poco distante dal luogo da dove egli realizzò un’acquaforte raffigurante San Marco dei Cavoti, premiata all’Esposizione Internazionale di Barcellona del 1911 con medaglia d’oro. La flora arborea predominante è costituita da lecci e querce. Nella zona di Monte San Marco, invece, il popolamento boschivo è stato effettuato dalla Guardia Forestale con abeti e pini.

Storia

I luoghi limitrofi all’attuale centro urbano di San Marco furono abitati già in epoca preromana: il loro fulcro era la città di Cenna, corrispondente all’attuale contrada Zenna così come sostenuto da molti storici quali Filippo Cluverio, Luca Olstenio, Christoph Keller, Barthold Georg Niebuhr e Alfonso Meomartini. Lo storico antico Diodoro Siculo ricordava inoltre che Cenna era alleata dei Romani e venne assediata dai Sanniti dopo la battaglia di Lautulae.

Quando Cenna fu distrutta, forse da un terremoto, gli abitanti edificarono più a valle un nuovo borgo, San Severo, posto su di un colle (a circa 4 km dell’abitato attuale e a circa 1,5 km dall’antica Cenna), poi detto Toppo di Santa Barbara dal nome della chiesa ancora esistente e che è situato fra la contrada ancora oggi chiamata San Severo e la contrada Calisi. Alcuni resti dell’antica San Severo, che in epoca normanna faceva parte della grancontea di Ariano, sono tuttora visibili sul Toppo nei pressi della chiesa di Santa Barbara.

Poco più a valle, in contrada Calisi, negli anni Ottanta del Novecento alcuni ritrovamenti archeologici nei terreni di proprietà della famiglia Jelardi provarono l’esistenza in quei luoghi di un cimitero i cui importanti resti – tra cui grandi lastre tombali in terracotta – vennero consegnati alla Soprintendenza allora guidata da Werner Johannowsky, e quindi catalogati e trasferiti a Benevento in sedi museali e depositi.

Curiosità

San Marco dei Cavoti è conosciuto come il paese del torrone, ma dalla sua terra, dai suoi allevamenti e dalla salubrità della sua aria provengono tanti altri prodotti che fanno del centro fortorino un marchio di qualità in fatto di cibo.

I formaggi, le carni e i salumi, la frutta e la verdura delle aziende agrituristiche o dei rivenditori che sempre più spesso scelgono di seguire tutta la filiera, l’olio prodotto dagli alberi di olivi sammarchesi e lavorato nei frantoi locali, i sottolio, tutte le invitanti bontà dei forni, pane, pizze e biscotti realizzati nella versione rustica e dolce, finiscono nel paniere dei sammarchesi così come dei tanti visitatori che giungono a San Marco dei Cavoti attirati dal paese del Croccantino e conquistati, non solo dalla squisitezza della dolciaria, ma anche dall’unicità degli ingredienti insostituibili della cucina mediterranea.

Quella del Santo Patrono è la prima ricorrenza legata alla tradizione religiosa del paese, giunge in aprile, il 25 del mese si celebra il Santo Patrono San Marco Evangelista, cui è intitolata anche la Chiesa Madre.

Festa del Carmine, il 16 luglio la ricorrenza della Beata Vergine del Carmelo apre le porte del centro storico sammarchese ai riti religiosi e civili. Il borgo antico ospita, infatti, la deliziosa Chiesa intitolata alla Madonna del Carmine. Qui, e nella omonima piazzetta antistante, si concentrano le funzioni religiose e, da qualche anno, anche gli appuntamenti culinari e folcloristici collegati alla ricorrenza.

La Festa dei Carri di grano cade nella seconda domenica del mese di agosto, la data celebra le origini contadine del borgo sammarchese attraverso la sfilata dei carri di grano, realizzati dalle contrade del paese.

Festa di San Diodoro Martire, celebrata la seconda domenica di settembre chiude simbolicamente l’estate di San Marco dei Cavoti. Da quando, negli anni ’70, la pro-loco di allora inaugurò la Passiata di San Diodoro, una corsa di 12,8 chilometri, il carattere mistico di questa data si è mescolato al significato folcloristico e sportivo che la gara podistica restituisce ogni anno, per il piacere dei tanti sammarchesi e dei numerosi atleti forestieri che vi prendono parte.

Il Fuoco del Rosario si accende in paese il primo sabato del mese di ottobre, già qualche giorno prima però picchi di legna e rametti da ardere compaiono più o meno in tutti i quartieri e nelle contrade di San Marco. La tradizione vuole, inoltre, che attorno al fuoco si reciti il santo Rosario, anche se l’elemento mistico è andato perdendosi con il trascorrere del tempo. L’appuntamento, tuttavia, conserva il carattere di momento sociale e i sammarchesi non si lasciano scappare la possibilità di onorare, in qualsivoglia occasione, il sentimento di condivisione che sempre lega i membri di una stessa comunità.