San Leucio del Sannio

la verde collina

Dov’è

San Leucio Del Sannio, in origine, Casale de’ Collinari e poi San Leucio De Collina sorge su una verde collina che si erge fra la valle del fiume Sabato e la valle del torrente Serretelle. Il paese deve il suo nome alla chiesa dedicata a San Leucio vescovo, costruita all’apice del paese e, attorno, la quale man mano sorsero le abitazioni. Esse disposte per i pendii hanno dato vita alle odierne frazioni. Il paese, conosciuto per secoli come “Collina”, fu probabilmente luogo di insediamento nella remota antichità: questo sarebbe stato solo l’inizio della sua ricchissima storia.

Oggi il comune si presenta come un accogliente e ospitale centro dedito soprattutto all’agricoltura e all’artigianato, dove la tradizione gastronomica locale è ancora molto viva e radicata.



Da non perdere

Il paese di San Leucio è immerso nel verde di un incantevole paesaggio, caratterizzato da un’aria salubre e mite che migliora ancor di più i momenti per le strade del centro abitato.

Il comune è caratterizzato dalla sua tradizione gastronomica, mostrandosi al visitatore in maniera accogliente e ospitale nella sua semplicità. Il territorio è dolcemente ondulato: le alture che circondano l’abitato sono tappezzati da campi coltivati, pascoli e piccole formazioni boschive di macchia mediterranea. I corsi d’acqua sono costeggiati da filari di pioppi, ontani e salici. Dai punti più elevati si possono ammirare i punti più mozzafiato della Valle Caudina, della conca di Benevento e delle maestose cime del monte Taburno e dei monti d’Avella. Particolarmente interessante da visitare è la Chiesa di San Leucio Vescovo che costituisce il più importante ed anche il più antico edificio di culto del paese. Risalente alla fine del XII secolo è stata ricostruita dopo il terremoto del 1688 e fu inaugurata dal Cardinale Orsini nel XVIII secolo. Nel 1801 fu, poi, realizzato il campanile e nel 1828 l’atrio antistante la facciata. L’aspetto odierno della chiesa è quello fu scelto nel Settecento, quando fu ricostruita a seguito del disastroso terremoto del 1688.

La costruzione fu inaugurata dal cardinale Orsini e presenta due accessi.

L’ingresso alla chiesa è preceduto da un ampio atrio con archi a tutto sesto.

La facciata, semplice e essenziale, è sormontata da un frontone con un piccolo rosone cieco. Piccole lesene scandiscono gli spazi del secondo ordine della facciata, in simmetria con gli spazi degli archi del primo ordine. La struttura è sormontata da piccole statue e da una croce in ferro. Il campanile fiancheggia la chiesa con eleganza e imponenza.

A spiccare tra gli edifici è Palazzo Zamparelli, costruito nella metà del XVIII secolo, che ospitò nobili illustri tra i quali Domenico Carafa e Gioacchino Pecci, colui che divenne Papa Leone XIII, Domenico Carafa Della Spina si Traetto e Luigi de Beer, governatore del principato di Benevento nel periodo napoleonico.

Nella frazione di Macabri si può ammirare la Chiesa di San Giovanni dove si trova l’epigrafe che ricorda l’inaugurazione da parte del cardinale Orsini. In contrada Cavuoti, invece, la Chiesa Maria SS. della Misericordia è tornata al suo splendore dopo anni di totale abbandono. A proposito della Chiesa Maria SS. della Misericordia: fu eretta a Parrocchia dal Cardinale Alessio Ascalesi con Bolla Arcivescovile del 27 marzo 1921 e aperta al culto il 24 giugno 1924, data dell’immissione in possesso di Don Fedele Iannace. La chiesa Parrocchiale nella frazione Cavuoti del Comune è uno degli elementi più rilevanti del centro. L’impianto è costituito da una croce latina ad una sola navata con transetto ed abside semicircolare. La struttura contiene colonne, archi e cupolette. Sei colonne, disposte parallelamente all’asse longitudinale della chiesa, sorreggono con archi e pennacchi sferici due cupolette delle quali una si sviluppa all’incrocio della navata col transetto. mentre la seconda sorge nella navata si cui occupa solo una parte, essendo la zona rimanente coperta da una volta a sesto ribassato. I muri perimetrali proseguono in altezza e sorreggono il tetto, che doveva recare inferiormente una soffiatura lignea piana. Altre due coppie di colonne, ubicate negli angoli dei bracci del transetto, insieme a quelle centrali, sorreggono due cupolette. Ancora due colonne situate lungo il muro perimetrale dell’abside sorreggono una cupoletta a pianta parzialmente ellittica. La facciata è ripartita in due piani, con il portale architravato al primo piano e al piano superiore, il finestrone che costituisce la principale sorgente di luce. Il campanile sorge in aderenza al braccio sinistro del transetto. La casa canonica è situata in aderenza al lato sinistro della navata. La sacrestia è situata sul lato destro della navata.

Il paese è spesso meta di gite fuori porta anche perché offre ai turisti molte prelibatezze enogastronomiche tipiche del territorio tra cui i rinomati vini DOC come Sannio, Aglianico del Taburno o Sant’Agata de’ Goti.

Storia

In origine il paese si chiamava: Casal de’ Collinari (sec.XII), dopo si cominciò a chiamare dalla chiesa di S.Leucio alla Collina, intorno alla quale vennero sorgendo le abitazioni e giù per i pendii le odierne frazioni. Il rinvenimento di reperti archeologici di un certo interesse, soprattutto nella zona conosciuta come Piano Alfieri, prossima all’antica Caudium, fa pensare a un antico insediamento nella zona del quale, però, non esiste alcuna notizia. L’attuale nucleo urbano raccoglie più frazioni isolate: Amicoli, Cavuoti, Ciardelli, Feleppi, Maccabei, Rizzi, Valle, Zolli e San Leucio. Al loro posto, intorno all’anno Mille, dovevano essere gli insediamenti denominati “Casali dei Collinari”, citati in pergamene degli anni 1025-1171 dell’Archivio di Montevergine, conservato nell’Abbazia di Loreto a Mercogliano. Ancora in un atto stipulato nel 1085 si ha menzione di un luogo detto “Collina”. Il Tomo 392 della Biblioteca Verginiana, infine, contiene un documento del 1298 in cui si parla di un luogo detto il “Casale dei Collinari”. Dopo tale data non si hanno altri riferimenti documentati fino al 1599.

Risulta difficile stabilire l’epoca della formazione del toponimo, che è certamente da mettere in relazione con la costruzione della Chiesa dedicata a San Leucio. In ogni caso, almeno fino al 1640, l’abitato conservò la denominazione di “San Leucio de Collinis” o “de Collina”. Scarse sono anche le notizie relative alla storia del luogo.

A partire dal XVII secolo si riscontrano negli archivi parrocchiali i dati relativi agli eventi che funestarono tutta la regione, come la terribile peste del 1656, che decimò la popolazione, e il terremoto del 1688, che rase al suolo molti paesi del Sannio. San Leucio nasce come comunità autonoma dopo l’Unità d’Italia. Fino ad allora era stato un casale di Benevento, appartenente allo Stato Pontificio. L’abitato di Confini ricorda nel nome, appunto, la posizione di contiguità con il Regno delle Due Sicilie. Nel 1928, per evitare confusioni con l’omonimo centro di Caserta, con Decreto Regio fu aggiunta al nome la specificazione “del Sannio”.

Nel 1860 San Leucio acquista una propria dignità comunale e, nel 1928, con regio decreto, ottenne l’attribuzione “del Sannio”. Fra i monumenti più importanti la Chiesa costruita nel primo millennio, “nel luogo detto Collina” era dedicata a S. Nazzaro.

Curiosità

Gli eventi più importanti di San Leucio sono la festa patronale e il Tartufo Experience Fest (un evento che si svolge ad ottobre). La manifestazione offre un panorama completo sul mondo del tartufo, con degustazioni, laboratori, arte e spettacoli. Un appuntamento imperdibile per gli appassionati di gastronomia, cultura e divertimento. Il Tartufo Experience Fest offre una varietà gastronomica che fa da ponte tra tradizione e innovazione. I piatti tipici di San Leucio sono: le alici ‘mbuttunate, i cannelloni alla napoletana, la cianfotta faicchiana, gli gnocchi alla caprese, i maltagliati con ragù di salsiccia, le olive condite, il pane vecchio, le polpette di riso, il ragù di castrato, la sfogliata con ricotta, il soufflè di scarola con crema di merluzzo, i vermicelli alla vesuviana e le zeppole campane.

Per i più curiosi o alternativi potremmo dire, vi è una singolare attrazione: si tratta di un mosaico a forma di chitarra, il più grande al mondo. È un’opera realizzata da Rinaldo e Lorenzo Minelli, un ingrandimento in scala 1 a 5 di una chitarra Fender Stratocaster, simbolo indiscusso del rock, usata ad esempio da Jimi Hendrix ed Eric Clapton. La dimensione del mosaico raggiunge i 5 metri di lunghezza e una larghezza di 1,65: è composto da diversi tipi di marmo e si fa notare, oltre che per le dimensioni, per l’estrema cura dei particolari dai pickup, ai segnatasti, ai potenziometri.

Tour del centro storico