Pietraroja

Scrigno di tesori nascosti

A la Cannelòra o sciòcca o chiòve ca vérnu è ffòre. Rispónne la vècchia zìta: “ci ne stà n’àta quarantìna”.

Proverbi e modi di dire

Dov’è?

Pietraroja sorge sulle verdi pendici della parte orientale del Matese nella provincia di Benevento in Campania, oasi naturalistica  quella  del monte  Mutria che  segna i confini con  i paesi  di Sepino e Guardiaregia. Boschi, sorgenti e canyon ne costituiscono la bellezza  floreale e ne segnano la fine con il Molise.

Avvolta in un’incantevole paesaggio naturalistico, Pietraroja è un geosito dal valore storico, culturale e scientifico unico nel panorama nazionale, che racchiude in sé una ricchezza di fossili animali e vegetali dalla bellezza e rilevanza scientifica riconosciuti a livello internazionale da molti anni. Molti sono stati gli studiosi che hanno scritto sul valore e la ricchezza del geosito di Pietraroja.



Da non perdere

Il Parco Geopaleontologico e “Ciro”

A Pietraroja si trova un importante parco geopaleontologico con relativo museo, il Paleolab, in cui si possono vedere reperti fossili di notevole importanza.

Particolarmente importante è stato il rinvenimento di Ciro un cucciolo di dinosauro, il primo in Italia, che conserva anche alcuni organi interni: la sua specie è stata denominata Scipionyx samniticus. Il ritrovamento di Ciro ha rivoluzionato la ricostruzione della paleogeografia dell’Italia, precedentemente ritenuta interamente sommersa durante l’era Mesozoica. Tra gli altri resti fossili rinvenuti a Pietraroja, da ricordare quelli di numerosi pesci (tra cui Belonostomus), rettili (ChometokadmonDerasmosaurus) e anfibi (Celtedens).

La Chiesa di Santa Maria Assunta

Il monumento più importante è la chiesa parrocchiale di Santa Maria Assunta in piazza San Nicola, situata nella parte alta del paese. È stata eretta con elementi della precedente Chiesa di San Paolo della Pietraroja distrutta dal terremoto del 1688. Notevoli sono il portale romanico (XI secolo) sorretto ai due lati da una leonessa e un’orsa allattante due infanti e gli altorilievi.

Aree naturali e percorsi escursionistici 

Belvedere: La terrazza addossata al caratteristico cimitero, situato dove sorgeva Pietraroja prima del terremoto del 1688, permette di ammirare un incantevole panorama a 360 gradi sul territorio: i monti Mutria e Moschiaturo, la vallata di Cusano Mutri, la montagna di Solopaca e finanche il Vesuvio nei giorni più limpidi. Sono ancora visibili resti di costruzioni del vecchio paese distrutto dal terremoto.

Un’altra interessante escursione per le vedute spettacolari è la circuitazione dei bordi della tavola calcarea della Civita. Partendo dal quartiere Castello, si può visitare anche la bocca del profondo inghiottitoio carsico chiamato il Trabbucco.

Sulla strada per Sepino: Interessante è la visita alla impressionante forra (in località Rave) a monte della fontana Stritto (situata nel territorio di Cusano Mutri) scavata per milioni di anni dal Titerno; in essa si trova l’inaccessibile grotta dei Briganti o grotta delle Fate. Il punto di osservazione si può raggiungere facilmente dalla strada comunale asfaltata nella località Canale, appena fuori Pietraroja in direzione di Sepino, dove bisogna girare sulla sinistra e proseguire verso la località Ariòla, sotto il massiccio roccioso su cui si trova la Civita.

Da non mancare è il valico di Santa Crocella, sella montana con paesaggio di stupende faggete, tra il monte Tre Confini (1.419 m s.l.m.), vicino alle Palummàre (Palombaio, porzione orientale del Monte Mutria) e il monte Moschiaturo. Il passo segna il confine tra i Comuni di Pietraroja e Sepino, nonché tra Campania e Molise.

Sulla stessa strada, circa 1 km prima di arrivare al passo di Santa Crocella, si può visitare, girando sulla sinistra, la località Pesco Rosito (Péscu Rusìnu) da cui si estraeva la pietra rossa che ha dato il nome al paese. Da qui si può anche effettuare la scalata alla cima delle Palummàre o andare nel bosco della Torta, confinante con Campitello di Guardiaregia (CB).

Dalla sella di Santa Crocella, prima del bosco di faggi, per gli escursionisti anche non professionisti, è agevole la scalata al monte Moschiaturo, prendendo il largo sentiero alla destra della rotabile. Il sentiero si inerpica sulla sommità della montagna, dove si può ammirare un panorama incantevole sull’alto beneventano.

Il monte Mutria: Un’altra escursione imperdibile per i superbi panorami sulla Campania e sul Molise è quella sul monte Mutria (Mùtigliu). Oltre all’impegnativa scalata diretta centrale costeggiando la grossa formazione rocciosa circolare della Iummènta bianca, la via più agevole è di portarsi alla località sciistica Bocca della Selva (frazione di Cusano Mutri), situata ai piedi della parte occidentale del monte. Arrivati al rifugio i 3 Faggi, va presa la strada sulla destra che sale sul fianco sinistro del monte. Lasciato il mezzo di trasporto alla fine della strada vi è il sentiero, con la segnaletica del percorso da seguire, che porta alla cima centrale del monte.

Itinerari fluviali: Gli amanti del trekking possono percorrere il letto torrentizio del Titerno. Allo scopo bisogna recarsi nella località Campusciàru, raggiungibile dalla strada comunale che parte dalla località Canale. Dopo qualche decina di metri si svolta sulla destra e si prosegue per qualche kilometro fino al ponte sul torrente, in cui è possibile scendere. Si incontrano molte vasche naturali d’acqua corrente (gli ùrvi) di cui le maggiori sono quella della Pénta e quella dell’Ursu dopo un salto di molti metri. Quest’ultimo ùrvu non è raggiungibile dal letto del torrente, per cui bisogna fare il sentiero che segue sulla sinistra il torrente stesso.

Un altro percorso di trekking è la risalita del torrente Torbido (Trovele), affluente del Titerno che passa nel vallone sotto la frazione Potéte. Per raggiungerlo bisogna prendere la strada per Cusano Mutri e in località Vigne svoltare a sinistra e scendere per la strada delle Potete. Arrivati in basso, prima del ponte sul Torbido, si prende a salire il suo letto. È possibile vedere l’impianto che portava l’acqua alla vasca di pietra del vecchio mulino di Pietraroja e arrivare all’ùrvu chiamato Cùru de la Cucózza (fondo della zucca).

Fontane e sorgenti: Non si possono passare sotto silenzio le molte fontane di Pietraroja, dall’acqua fresca e leggera, perciò diuretica e disintossicante, mete di picnic. Trascurando quelle nel paese, le più vicine sono quella presso il museo geopaleontologico e quella in località Canale appena fuori Pietraroja, alla sinistra della strada per Sepino, dove sono presenti anche sedili.

Proseguendo per la stessa strada, dopo circa un kilometro sulla destra si incontra la fontana del Salice in località Cesamari, presso i fabbricati del posto. Ancora più avanti, dopo il secondo bivio, prendendo la strada per Morcone si incontra sulla sinistra la frequentata fontana della Radica (Ràrichia) che prende acqua dalla falda del monte Moschiaturo.

Queste fontane sono comodamente raggiungibili; volendo però godere di sorgenti immerse in boschi suggestivi bisogna fare anche dei tratti a piedi. Alle falde del monte Moschiaturo si trova la fontana Làu Pésula, immersa in una faggeta. Risalendolo, in località Valle Grande (Vàlle rànna) si trova la freddissima fontana chiamata Cursarégliu. Per arrivarvi, una volta raggiunte la vetta, si prende il comodo sentiero in direzione dei confini di Sepino camminando per circa un kilometro.

Interessante è anche la fontana Tasso, che si trova in località Filette (Fulètte); al primo bivio della strada per Sepino, sulla sinistra si prende la via che porta a Bocca della Selva. Dopo uno spiazzo attrezzato per picnic, sulla destra si trova il sentiero che porta alla fontana in mezzo alle piante fra cui i tassi. Proseguendo più a monte sulla sinistra si trova la fontana Paola, nel territorio di Cusano Mutri.

Un po’ di storia

Pietraroja nacque come centro dei Sanniti Pentri, che abitavano la zona appenninica centro-meridionale compresa fra le Mainarde e il Matese, e posero la loro capitale a Bojano. L’abitato attuale non coincide con il villaggio sannita, in quanto il paese è attualmente alla sua quarta edificazione, posteriore al terremoto del 5 giugno 1688. Certamente gli abitanti del villaggio furono coinvolti nelle Guerre sannitiche, nonché in quelle sociali contro Roma, subendo il genocidio dei Pentri perpetrato da Lucio Cornelio Silla. La dominazione romana e la latinizzazione del Sannio hanno fatto sì che nella parlata locale si perdesse ogni traccia della lingua osca parlata in precedenza dai Sanniti.

Dopo quella romana, Pietraroja subì le varie dominazioni del Sannio (longobardi, normanni, svevi, angioini, aragonesi, spagnoli). Dopo il dominio longobardo nel gastaldato di Telese, facendo parte, dal XII secolo al XIV secolo, del sotto-feudo dei Sanframondo, potente casata di origine normanna. Il capostipite di questa, Raone di San Flaymundo (XI-XII secolo), ottenne dal re normanno Ruggero II di Sicilia, nella sua conquista dell’Italia meridionale, i possedimenti dei vassalli del conte Rainulfo III di Alife, suo cognato, che aveva tentato di resistergli insieme ai baroni meridionali. Il riferimento al conte Raone si trova ancora nelle vecchie canzoni di Pietraroja per indicare persone superbe.

I possedimenti suddetti comprendevano, fra l’altro, i territori di Pietraroja, Cerreto Sannita, Cusano Mutri, Guardia Sanframondi, Limatola, San Lorenzo Maggiore, Massa, Faicchio, Ponte nonché Dugenta in Terra di Lavoro e Bojano e San Giuliano del Sannio in Molise. I Sanframondo li mantennero anche sotto i re svevi e angioini. Pietro Sanframondo detenne il titolo di barone di Pietraroja.

Nel XV secolo (periodo aragonese) Pietraroja passò ai Marzano: nel 1401 era posseduta da Goffredo di Marzano, conte di Alife. Nella seconda metà dello stesso secolo il re Ferrante d’Aragona conferì questo titolo, con il possesso di Pietraroscia (l’attuale Pietraroja), Chiusano (ora Cusano Mutri) ed altri comuni ad Onorato Gaetani. Successivamente Pietraroja passò ai Carafa, i cui possedimenti si estendevano anche in Molise; essi la tennero fino all’abolizione della feudalità promulgata nel 1806 da Giuseppe Bonaparte all’instaurazione del regno francese a Napoli.

Dopo l’annessione del Regno di Napoli a quello d’Italia, il paese è stato un centro di reazione borbonica. Con Guardiaregia, Sepino, Campobasso, Cusano Mutri fu una delle sedi del brigantaggio sul massiccio del Matese. Di Pietraroja viene ricordato soprattutto Gabriele Varrone, capo della banda omonima, noto per le incursioni (1861) a Civitella Licinio, frazione di Cusano Mutri, e alla stessa Pietraroja contro i posti della guardia nazionale. La base dei briganti era l’imprendibile grotta dei Briganti o delle Fate, a cui si poteva accedere solo calandosi con funi. Nel dicembre 1863 la guardia nazionale pose l’assedio ai briganti rifugiati nella grotta suddetta e li convinse ad uscire facendo salva la vita in cambio. La promessa non fu mantenuta ed essi furono fucilati nella località Aria della Corte (Aria corta), situata dietro l’edificio comunale.

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Curiosità

Credenze popolari: Pietraroja è stata anche terra di maghi e janàre (streghe). Tra la fine dell’Ottocento e il Novecento a Pietraroja è vissuto un celebre mago, zi’ Pèppu Mamèo, un vecchio pastore, famoso in tutta la provincia. Dal mago giungevano anche persone da fuori provincia ed addirittura da Roma; non riceveva compenso in moneta per i suoi responsi, ma solo in natura. Era epoca in cui si credeva nel mago o nella strega o janara, la quale trasformandosi in vento, penetrava nelle stanze di notte per ammaliamenti o malefici ai bambini. Le vecchie credenze magiche di Pietraroja sono testimoniate da un altorilievo in via Torino, datato 1606, costituito da una faccia con lingua all’esterno per scongiuro con scritta in lingua magica.

Sagra dei Prodotti Tipici di Pietraroja, nel mese di Agosto: La cucina di Pietraroja è fatta di semplici  ma gustosi piatti anche perché alcuni di essi in passato erano preparati fuori casa da pastori che disponevano di pochi ma genuini e naturali prodotti. La maggior parte degli alimenti base erano prodotti dalle famiglie e solo pochissimi, non prodotti localmente, erano comprati, come il vino, l’olio di oliva, frutta e vegetali non coltivabili al clima di Pietraroja. Della tradizione culinaria rimangono tantissimi piatti che rimandano alla favolosa cucina napoletana ma che grazie all’unicità del luogo creano e raccontano un esperienza unica e tutta ad impatto zero.