Percorso Naturalistico e Ambientale

Apice – Tocco Caudio – Montesarchio – Santagata De’ Goti - Vitulano – Cerreto Sannita – Cusano Mutri e Pietraroja – Morcone – Campolattaro – Casalduni

Questo percorso ecomuseale si basa sulla ricerca, all’interno del territorio della provincia di Benevento censito, dei luoghi d’interesse naturalistico – ambientali.



  L’itinerario parte dal suggestivo borgo di Apice Vecchia, collocato tra tre fiumi – Miscano, Ufita e Calore – e si staglia su due strade storiche – la via Numincia e la via Appia – che l’hanno reso un importante centro economico e sociale a partire dall’Impero Romano.  Situato alle falde dell’Appennino Campano, si struttura in due nuclei abitativi: il Borgo di Apice Vecchia, abbandonato dopo il violento terremoto dell’80, e il Borgo di Apice Nuovo, edificato sulla collina di fronte.



  Per poi passare al versante orientale del Monte Taburno, dove si colloca l’altra città fantasma della provincia, Tocco Caudio, che è un meraviglioso polmone verde nel cuore dell’entroterra Campano. Dove la fitta vegetazione, ad un certo punto, si interrompe per lasciare il posto ad un piccolo borgo che però appare piuttosto strano: tutto è immobile e silenzioso, tanto da sembrare irreale. Sorge spontaneo il desiderio di avvicinarsi per capire quale strana magia sia in atto, ed è allora che si arriva ad una lunga strada invasa dall’erba ai cui lati sono schierate case abbandonate, senza più un presente, ma con un ingombrante passato da raccontare: la lunga vita del borgo.

Altri punti d’interesse, da cui partono numerose escursioni e percorsi trekking, ricadono nel Parco Regionale del Taburno Camposauro. Si tratta di un’area protetta che interessa 14 Comuni: Bonea, Bucciano, Cautano, Frasso Telesino, Moiano, Sant’Agata dei Goti, Solopaca, Tocco Caudio, Vitulano, Melizzano, Montesarchio, Foglianise, Paupisi, e Torrecuso.

 Il massiccio, che culmina nelle vette del Taburno (m. 1394), Camposauro (m. 1388) e Pentime (m. 1170), si erge con versanti molto scoscesi dalla Valle del Calore, o Valle Telesina, a nord, che lo separa dal Matese, e dalla Valle Caudina a Sud, che lo separa dal Partenio, mentre a levante e a ponente digrada più dolcemente verso due corsi d’acqua minori, lo Jenga e l’Isclero.

 Nato per la tutela del massiccio Taburno-Camposauro, che fa parte dell’Appennino Campano, il Parco offre pregevoli risorse naturali e paesaggistiche in un contesto di notevole interesse storico, culturale e di tradizioni. Visto dal lato est, il profilo del massiccio ricorda quello di una donna sdraiata: è questo il motivo per cui è chiamato anche la Dormiente del Sannio.

Il paesaggio del massiccio è tanto vario quanto affascinante. Un susseguirsi di centri storici, frazioni, casali, antichi eremi e santuari accompagna il visitatore in tutti gli ambienti. Le zone basse sono quasi tutte coltivate, formando uno spettacolare mosaico che cinge completamente il massiccio con vigneti, oliveti, frutteti, orti, che testimoniano la presenza dell’uomo da tempi immemorabili. Man mano che si sale, le coltivazioni lasciano il posto ad estesi boschi di querce, castagni e faggi con una pregiatissima presenza di abeti bianchi nella Foresta Demaniale del Taburno, di origine borbonica, protetta da oltre un secolo e mezzo a tutela delle sorgenti del Fizzo che alimentano l’acquedotto della Reggia di Caserta.

Più in alto, imponenti pareti rocciose connotano la natura selvaggia del massiccio: sono il regno dei rapaci che sfruttano le correnti d’aria ascendenti che si formano davanti ad esse.

Infine, le stupende piane carsiche di Camposauro, Trellica, Cepino e Melaino, verdi oasi di tranquillità circondate dai boschi, che assolvono all’importantissima funzione di raccogliere le acque meteoriche e convogliarle nel complesso sistema idrogeologico sotterraneo, fino a sgorgare, abbondanti e purificate, alla base del massiccio. E queste sono le vere risorse che l’Ente Parco, in quanto gestore, tutela e promuove: le acque, immesse nelle più importanti reti idriche regionali; le colture; le rare specie animali e vegetali che trovano rifugio e cibo nei boschi e nei prati; le tradizioni, gli usi e la cultura locale, spesso minacciate di estinzione al pari di specie ed habitat; i sentieri, tracciati e percorsi per necessità fin dai tempi preistorici, ora trasformati in suggestivi inviti al trekking.

Il percorso continua nel Parco Regionale del Matese, il cui territorio ricade tra le province di Benevento e Caserta e coincide con il versante campano della catena del Matese. Il Parco rappresenta l’anello di congiunzione fra la Campania ed il Molise, due regioni tra loro molto diverse, ma è anche il punto d’incontro tra due mondi geologici diversi: quello del calcare e quello dell’argilla. La storia geologica di questi terreni è testimoniata dagli ormai famosissimi reperti di un cucciolo di dinosauro, lo Scipionyx samniticus, soprannominato “Ciro”, il piccolo dinosauro famoso in tutto il mondo.

I comuni della provincia di Benevento che rientrano nel parco sono: Cerreto Sannita, Cusano Mutri, Faicchio, Pietraroja, San Lorenzello.

Il parco regionale del Matese ospita aree di elevato valore naturalistico.

Peculiarità del parco sono i laghi: il Matese a 1000 metri, il più alto d’Italia, il Gallo e il Letino che vengono usati perlopiù per l’energia elettrica. Valli fluviali e canyon come la Forra dell’Inferno, la Gola di Caccaviola, le Forre di Lavello, il grande canyon di Pesco Rosso, sono luoghi di esplorazione e avventura, oltre che autentico paradiso per i geomorfologi.

Il Parco del Matese è il paradiso degli escursionisti e degli sportivi: mountainbike, trekking, sci d‘erba e alpino, deltaplano, ma anche passeggiate a cavallo e escursioni speleologiche.

  In ultimo si conclude l’itinerario nell’Alta Valle del Tammaro, che tocca i comuni di centri abitati di Campolattaro, Casalduni, Castelpagano, Circello, Colle Sannita, Fragneto L’Abate, Fragneto Monforte, Morcone, Reino, Santa Croce del Sannio ed infine, Sassinoro. L’intera area viene considerata una naturale porta d’accesso al parco regionale del Matese ed al parco del Taburno-Camposauro. Il percorso tracciato, offre un piacevole viaggio nella natura alla scoperta dell’affascinante passato dei comuni coinvolti, che conservano i tratti medioevali della loro origine. Il paesaggio è caratterizzato dalle basse montagne, dai numerosi campi di grano e tabacco, dai boschi di cerro e roverella; i caratteristici centri abitati, distanti l’uno dall’altro. L’agricoltura resta ancora un elemento cardine dell’economia locale, numerose le coltivazioni di cereali e tabacco, olivi, viti e colture ortofrutticole.

  Numerosi i percorsi ambientali praticabili con partenza da Morcone che si snodano in un paesaggio variegato e affascinante ricco di storia e naturalità. Il territorio di Morcone è attraversato per oltre 5 km. dal regio Tratturo Pescasseroli-Candela e da numerosi tratturelli. Questi percorsi, utilizzati dai pastori nella transumanza, costituiscono oggi interessanti itinerari naturalistici che incontrano sul loro sentiero fontane, abbeveratoi, resti di muretti in pietra a secco che indicavano alle greggi la strada, chiese campestri, la grotta della monaca, il Lago Spino (lago carsico), mulini e piccole cascate. Nel territorio è presente la riserva WWF del Lago di Campolattaro, una zona ZPS (zona di protezione speciale) finalizzata al mantenimento di habitat idonei alla conservazione di uccelli selvatici migratori; un’area SIC (sito di interesse comunitario) che tutela la conservazione degli habitat naturali e seminaturali di flora e fauna.

All’interno dell’area naturalistica è attivo un centro visite (con area picnic) attrezzato per accogliere i visitatori che vogliono trascorrere piacevoli momenti di relax.

Nei pressi del lago si possono svolgere diversi e divertenti hobby: birdwatching, trekking, nordic walking e canoa, a cura dell’Associazione Canoa-vela Campolattaro che pratica le sue attività sul tratto del fiume a valle della diga e solo eccezionalmente sulle acque dell’invaso.