Percorso Archeologico

Pietraroja - Montesarchio - Benevento - Apice

  Dopo aver censito 15 borghi del Sannio beneventano abbiamo tracciato questo percorso ecomuseale archeologico partendo da Pietraroja con la visita al Paleolab, il museo multimediale che, attraverso varie esperienze interattive, permette al visitatore di intraprendere un viaggio indietro nel tempo fino ad arrivare al Cretaceo, periodo in cui Pietraroja si trovava ai margini di una laguna.



A quell’epoca risalgono i fossili di pesci, coccodrilli e salamandre, conosciuti fin dal 1700, e soprattutto lo Scipionyx Samniticus, il piccolo cucciolo di celosaurus, conosciuto come CIRO, vissuto 110 milioni di anni fa, che costituisce un unicum perché presenta ancora intatti gli organi interni e le fibre muscolari.

Il percorso di visita ha inizio con un ascensore geologico, una sorta di teletrasporto, grazie al quale il visitatore ripercorre in pochi secondi le epoche geologiche fino ad arrivare al Cretaceo. Gli exibit, le scenografie, i filmati e un grande acquario interattivo permettono nelle prime sale del museo di entrare in questo ambiente tropicale e di conoscerne gli abitanti. Tutti i reperti sono esposti in copia per motivi di sicurezza. Continuando il viaggio nel Paleolab il visitatore attraverso le varie sale ripercorre le fasi geologiche che hanno portato alla nascita dell’Italia e dei suoi rilievi. Le ultime sale del museo sono dedicate alla storia degli esseri viventi sulla terra e ai fossili che permettono di ricostruirne la storia.

Per i più piccoli è stato allestito un campo scavi per rivivere l’emozione delle scoperte paleontologiche ed è stato creato un laboratorio didattico dove è possibile, usando forme di gesso, creare un piccolo calco dei reperti esposti. Inoltre, attraverso la visione di cartoni animati, i ragazzi possono avere un riassunto semplificato di quanto visto durante il percorso di visita.

La visita si conclude nella sala proiezioni dove è possibile vedere filmati 3D sul sito paleontologico.

  Il secondo punto d’interesse archeologico si trova a Montesarchio, e prevede la visita al Museo archeologico nazionale del Sannio Caudino, dedicato alla storia della Valle Caudina e alle testimonianze archeologiche dei centri più importanti –  Caudium (Montesarchio), Saticula (Sant’Agata de’ Goti), Telesia (San Salvatore Telesino).

Dalla ricostruzione del paesaggio in età preistorica, con l’esposizione di reperti rinvenuti in varie località, si passa all’ampia sezione dedicata al sito di Caudium, l’attuale Montesarchio.  In ordine cronologico sono esposti alcuni corredi delle necropoli caudine, databili tra la metà dell’VIII e il III secolo a.C., che testimoniano la ricchezza e la complessità della storia del sito, interessato da intensi scambi commerciali con le città greche della costa e il mondo etrusco-campano.

Di particolare interesse sono i numerosi vasi figurati di produzione attica e italiota – soprattutto crateri – rinvenuti in tombe risalenti al V-IV secolo a.C. Tra le opere più importanti è lo splendido cratere realizzato a Paestum nel IV a.C. dal ceramografo Assteas, di cui è visibile la firma. Il celebre vaso, elemento identitario del Museo e definito come «il più bello del mondo», è un cratere a calice decorato a figure rosse, utilizzato per mescolare vino e acqua durante il simposio. La scena figurata più nota del vaso rappresenta il mito greco del ratto di Europa: al centro, domina la figura di Zeus, sotto forma di toro bianco, nell’atto di rapire Europa e trasportarla a Creta. Sull’altro lato del cratere è raffigurato Dioniso, dio del vino, con un breve corteo. Nel 1973 il vaso venne rinvenuto fortuitamente durante dei lavori nel territorio del comune di Sant’Agata dei Goti. Venduto illegalmente per un milione di lire e un maialino, entrò nei traffici illeciti e nel 1981 fu acquistato dal Getty Museum di Malibu.  Nel 2007 è stato restituito all’Italia dopo lunghe indagini.

L’ultima parte del percorso di visita è dedicata agli altri due importanti centri del Sannio caudino: Saticula (Sant’Agata dei Goti) e Telesia (S. Salvatore Telesino), di cui si espongono materiali provenienti dalle ricche necropoli.

Il Castello, di fondazione longobarda, fu rimaneggiato in epoca normanna e la sua presenza è documentata per la prima volta nello statuto di Federico II del 1241-1246. Della originaria struttura medievale si conservano integre solo le fortificazioni esterne, databili all’epoca aragonese e ambienti ipogei utilizzati come cisterne. Fu oggetto di continui rifacimenti e, nella metà dell’Ottocento, furono costruiti due diversi corpi di fabbrica per la destinazione dell’edificio a prigione del Regno di Napoli, obliterando gran parte delle preesistenze di epoca medievale. Durante il regno di Ferdinando di Borbone, anche la torre fu utilizzata come prigione di Stato, ospitando illustri uomini del Risorgimento italiano, quali Nisco, Pironti e Carlo Poerio. Dopo la seconda guerra mondiale, chiuso il carcere borbonico, il castello ospitò un istituto per l’educazione degli orfani “Mater Orphanorum”, attivo fino alla fine degli anni ’80 del secolo scorso.

Oggi le celle dell’ex-carcere borbonico del Castello ospitano l’esposizione permanente “Rosso Immaginario. Il Racconto dei vasi di Caudium”, una mostra immersiva che racconta i crateri figurati rinvenuti nella necropoli di Montesarchio. Le videoproiezioni effettuate direttamente sulle scene dipinte dei vasi (minimapping) disegnano i profili, evidenziano e animano le figure con giochi d’ombre, snodandosi così in racconti dei miti e dei suoi protagonisti.

Immancabile il passaggio nella città di Benevento per la visita al centro storico. Benevento è una delle città più antiche del mondo, ricca di tradizione e di una cultura unica. E’ recentemente inclusa nella lista dei Patrimoni UNESCO grazie al Complesso Monumentale di Santa Sofia.

Il suo centro storico conserva intatte le testimonianze e le leggende del crocevia di popoli e culture che l’hanno abitata in oltre due millenni di storia: i Sanniti, i Romani, i Longobardi e lo Stato Pontificio. Oltre che per la varietà e la bellezza dei monumenti del suo centro storico, la città di Benevento è famosa in tutto il mondo per l’intrigante leggenda delle streghe, un mito che si trasmette da secoli; esso vuole che nei pressi della città vi fosse un albero di noce, sotto il quale si riunivano magiche creature femminili per praticare danze, canti e preparare pozioni miracolose basate su misteriose erbe.

Museo Egizio

Il museo Arcos è stato inaugurato nel giugno del 2005 con la finalità di promuovere l’arte nel territorio del Sannio. All’interno del museo Arcos sono conservati anche i reperti archeologici del tempio di Iside di Benevento. A dispetto di quanto si possa pensare effettivamente il culto di Iside era radicato nella città di Benevento. La provenienza dei materiali permette di annoverare il sito di Benevento come quello con la maggior concentrazione di manufatti egizi originali in loco al di fuori dell’Egitto. Sotto il profilo del numero dei reperti quello di Benevento possiede un inventario ridotto rispetto all’Archeologico di Napoli o il museo Egizio di Torino. Arcos però, rispetto a questi vanta reperti trovati nella stessa città di Benevento.

Orari: aperto dal martedì alla domenica dalle 10:00 alle 18:30 (chiuso il lunedì)

Complesso Monumentale di Santa Sofia

La chiesa di Santa Sofia venne costruita intorno al 760 da Arechi II, duca di Benevento, come cappella personale e santuario nazionale per la redenzione della propria anima e la salvezza del popolo longobardo.

All’edificio religioso fu annesso un monastero, oggi sede del Museo del Sannio, con un chiostro ricostruito in età romanica, che reimpiega alcuni elementi originali longobardi. La chiesa di Santa Sofia è di dimensioni piuttosto modeste (si iscrive in un cerchio di 23,50 metri di diametro) e ha una composizione architettonica di grande interesse. Il singolare impianto stellare, convergente dalla zona d’ingresso verso le tre absidi opposte, è da considerarsi un raro esempio di architettura longobarda.
Lo schema a pianta centrale, probabilmente di influenza bizantina, ha un perimetro ad andamento irregolare, con l’inserzione di uno schema stellare e di tre conche absidali di limitata profondità.
La complessità dello spazio interno è esaltata da due ambulacri concentrici. Il più interno, ritmato da un giro di colonne, definisce un esagono sul quale si imposta la cupola, ora più alta di quella originaria, ricostruita a seguito del terremoto del 1688. L’ambulacro esterno, di forma decagonale, è scandito da pilastri quadrangolari.

Museo del Sannio

All’interno del Chiostro di Santa Sofia è allestito il Museo del Sannio. Il Museo fu inizialmente allestito sotto la direzione di Almerico Meomartini all’interno della Rocca dei Priori. Nel 1928 l’acquisto da parte dell’Ente proprietario del Chiostro dell’Abbazia di Santa Sofia ha quindi dato la spinta necessaria all’allestimento nell’attuale location. Ha 3 sezioni: Archeologica, Medievalistica e Storica. Al piano terra del chiostro è ospitata la sezione archeologica. La sala sicuramente più celebre è quella di Iside, “Signora di Benevento”. La dominazione longobarda del Sannio è raccontata nella sezione dedicata e denominata “longobarda minor” con una grande raccolta di attrezzi, utensili e armi risalenti al dominio longobardo. La sezione Artistica ruota tutta intorno ad una meravigliosa Pinacoteca con opere esposte in ordine cronologico.

Orari: Dalle 9:00 – 19:00 dal martedì alla domenica

Arco di Traiano

L’arco di Traiano è un monumento celebrativo situato nella città di Benevento. Costruito tra il 114 e il 117 d.C., l’arco era la porta d’entrata della città, anche detta Port’Aurea. Fu eretto per commemorare l’apertura della via Appia Traiana che accorciava il cammino da Roma a Brindisi. Il lato dell’Arco verso la citta comprende opere e scene di pace e di benemerenze civili; quello verso la campagna scene militari o connesse all’attività dell’imperatore nelle province.

Complesso Monumentale di Sant’Ilario a Port’Aurea

La chiesa, di costruzione Longobarda, è situata lungo via San Pasquale, che costituiva un tratto della Via Traiana. Il nome della chiesa deriva dalla vicinanza all’Arco di Traiano. Anche se non si conosce con precisione la sua data di costruzione, possiamo trovare documenti che affermano la sua presenza già nel1148. Alla fine del XVII secolo fu sconsacrata e trasformata in casa colonica. L’edificio ha così subito riparazioni e modifiche nel tempo, diventando irriconoscibile. Solo negli anni 1920 il Bertarelli individuò in esso la chiesa di Sant’Ilario.

Orari: 09-13,15-18:30 (lunedì chiuso)

Obelisco di Iside

A piazza Papiniano, a un tiro di schioppo dall’Arco di Traiano e dalla chiesa di Santa Sofia, c’è l’Obelisco neoegizio. Risalente alla fine del primo secolo dopo Cristo, l’obelisco fu posizionato qui solo nel 1872. Alto tre metri, pesante due tonnellate e mezza, quattro facce scolpite nel granito rosso. I geroglifici, decifrati dagli studiosi tra cui l’egittologo Ernesto Schiaparelli, restituiscono una “duplice” devozione, quella religiosa rivolta a Iside e quella “laica” all’imperatore Domiziano che dispose la costruzione del tempio a lei dedicato. L’obelisco riporta il nome di Lucilio Lupo che s’intestò materialmente l’opera. L’obelisco di piazza Papiniano è la testimonianza più visibile dell’influenza egiziana a Benevento.

Palazzo Paolo V – Museo Janua

Durante il periodo dell’Inquisizione, alcune donne, sotto tortura, hanno confessato di riunirsi per il “sabba” sotto un noce nei pressi di Benevento; in particolare, nei verbali dell’interrogatorio dell’umbra Matteuccia di Francesco, arsa viva nel 1428, troviamo la descrizione precisa di come le streghe giungessero a Benevento. Matteuccia “confessa” che cospargendosi con un unguento magico e recitando la formula magica, si poteva volare fino a Benevento sotto il grande noce per compiere i propri riti magici. Per approfondirne la conoscenza e svelarne alcuni misteri, si può visitare “Janua. Museo delle streghe”, presso una delle sale di Palazzo Paolo V, un percorso che tenta di svelare il mistero delle streghe di Benevento attraverso racconti, testimonianze, documenti e rituali antichi e moderni.

Orari: Chiuso il lunedì Aperto dal martedì alla domenica dalle 10:00 alle 13:00 e dalle 16:00 alle 19:00

Duomo

Il Duomo, consacrato in epoca longobarda dal vescovo Davide (780 d.C.), nel XII secolo fu ampliato e corredato di campanile. Ne venne ricostruita la facciata romanica, che divenne ancora più imponente e composita, con la logica dell’inserimento di materiali di spoglio romani e longobardi. L’interno della basilica, divisa in cinque navate, è stato oggetto di scavi archeologici, mentre le porte «Janua Major» sono state definite come il maggior poema sacro raffigurato nel Sud Italia. L’ edificio è stato quasi completamente ricostruito dopo Seconda Guerra mondiale a seguito dei devastanti bombardamenti subiti nel 1943.

Arco del Sacramento

La costruzione dell’arco è databile tra la fine del I e l’inizio del II secolo. La facciata si presenta priva del rivestimento marmoreo, di cui rimangono alcuni lacerti, e delle statue originariamente alloggiate nelle nicchie ai lati delle fronti. L’arco dava adito all’area del Foro, dalla parte meridionale della città, nei pressi del Teatro Romano. Il restauro dell’arco e delle strutture limitrofe hanno riportato alla luce un complesso termale presente nella zona. Il 9 luglio 2009 è stato inaugurato il percorso archeologico urbano.

Triggio

L’accesso al Triggio, la zona più antica di Benevento, si trova direttamente alle spalle del Duomo ed è caratterizzato dalla presenza delle antiche terme romane e dell’Arco del Sacramento e Teatro Romano. A rendere suggestivo il quartiere è la presenza della più famosa strega di questi tempi, forse ancora in circolazione: la zucculara. Si chiama cosi perché corre per le stradine strette con dei grossi zoccoli, che fanno gran rumore sulle strade di pietra. Sono anni che si racconta di lei, ma non si sa se sia solo uno spirito femminile inquieto oppure una strega viva e vegeta che si diverte semplicemente a spaventare la gente.

Teatro Romano

Databile tra la fine del I e gli inizi del II secolo d.C., sorge nella zona occidentale della città antica. Le gradinate e lo Scaenae frons erano rivestite in marmo, così come lastre marmoree e stucchi, ci sono due ampi ambienti che, attraverso corridoi, immettono nell’orchestra. La cavea, a pianta semicircolare, è realizzata su sostruzioni e presenta tre ordini: tuscanico, ionico e corinzio. Di questi si conserva solo l’ordine inferiore, costituito da venticinque arcate su pilastri con semicolonne tuscaniche. Alcune maschere sono state reimpiegate in edifici del Centro Storico, dove sono ancora visibili. La cavea terminava nella parte superiore con una galleria, in cui si aprivano nicchie.

Orari: 09:00-19:00 (aperto tutti i giorni)

Port’Arsa

Port’Arsa è la porta d’accesso al quartiere tardo medioevale del Triggio, delimitato da cinta murarie di età longobarda. Era una delle otto porte delle mura di Benevento. Oggi è l’unica superstite, perchè le altre state demolite tra il 1865 e il 1868. Le cinte di mura portano il nome del principe Arechi il quale fece ricostruire e sistemare una parte della città. E’ l’unica porta superstite della città che ne aveva altre sette: L’aspetto conserva un tipico esempio di fortificazione medioevale, ma la porta, costruita con avanzi romani, è di epoca longobarda. Infatti questa parte della città, fu ricostruita e sistemata dal principe Arechi con la cinta di mura che ancora oggi porta il suo nome.

Ponte Leproso

Il ponte fu costruito probabilmente dal censore Appio Claudio Cieco nel III secolo a.C., in occasione dell’apertura della via Appia, Fu’ restaurato da Settimio Severo e dal figlio Caracalla nel 202. Fu’ distrutto dai Goti di Totila nel VI secolo, durante il saccheggio di Benevento, e successivamente ricostruito. L’uccisione di Manfredi di Svevia da parte di Carlo d’Angiò durante la battaglia di Benevento (1266) avvenne presso questo ponte. Nel corso dei secoli fu’ altre volte rimaneggiato; dopo il terremoto del 1702, la ricostruzione di Giovan Battista Nauclerio ridusse le arcate da cinque a quattro. Oggi della struttura originaria rimane solo uno dei piloni, costruito in opera quadrata, con superfici a vista sbozzate “a bugne rustiche”. Recentemente il ponte è stato chiuso al traffico veicolare.

Bue Apis

La scultura, in granito egiziano, fu trovata nel 1629, nella località Casale dei Maccabei, e fu collocata davanti a porta San Lorenzo, una delle otto porte dell’antica città. Secondo gli studiosi rappresenta la divinità egizia Api. L’aspetto della statua appare abbastanza rozzo: le corna e la fronte sono sbrecciate e deteriorate da fattori atmosferici, le orecchie sono rotte. Inoltre, mentre il materiale, granito egizio rosso, e l’esecuzione plastica concepita in severa regolarità dai quattro lati, sono senza dubbi egizi, lo schema iconografico si differenzia in modo essenziale dalle figure egiziane di tori, nei quali le zampe sono sempre rappresentate in movimento, con la gamba sinistra avanzata. A giudicare dall’esecuzione plastica, la figura andrebbe assegnata alla tarda età imperiale (fine del II secolo), se non ad un’epoca ancora posteriore.

Il quarto punto d’interesse si trova ad Apice in località Ponte Rotto, dove si trova il Ponte Appiano, testimonianza del passaggio della Via Appia, fondamentale arteria viaria che collegava Roma a Brindisi e all’Oriente, definita dagli storici classici per l’importanza del tracciato come la regina viarum. Il ponte è a cavallo dei comuni di Apice (BN), Bonito (AV) e Venticano (AV). Le strutture sono riconducibili ad un ponte viadotto di epoca romana e coprono un arco cronologico dal I a.C al VII d. C, all’interno del quale si possono individuare almeno quattro diverse tecniche edilizie, riferibili ad altrettante fasi storiche; allo stato attuale sono visibili un’arcata e almeno tre pile del ponte e due pilastri altomedievali costruiti con materiali di reimpiego proveniente da mausolei funerari di età adrianea. Forse realizzato inizialmente in legno, fu ricostruito in muratura probabilmente in età traianea. Il viadotto era a schiena d’asino con sei grandi arcate di luce variabili dai 22 ai 10 metri ed uno sviluppo lineare di circa 190 m, e con un’altezza massima di 13 metri.