Montesarchio

Sulle tracce dell'antica Caudium

Dice la vecchia… “ceppune e brace ‘nfonnano ‘a casa”.
(ceppo e brace riscaldano la casa)

detto popolare

Dov’è?

Montesarchio sorge su un colle, a 300 metri di altezza, alle pendici del Monte Taburno in piena Valle Caudina. È il comune più popoloso della provincia di Benevento, dopo il capoluogo, e ha assunto il titolo di città con il decreto del presidente della Repubblica del 31 luglio 1997.

Dominano sulla città il monte Taburno e la collina sulla quale si ergono la torre ed il castello, più in basso si collocano le due parti della città vecchia, il lato Vetere e il lato novo. La collina domina una vasta pianura dove la città si è espansa negli ultimi decenni.



Da non perdere

I due edifici più importanti del comune, la Torre e il Castello, sovrastano la vetta della collina e da essi si può osservare l’intera vista della Valle Caudina. La Torre ed il Castello furono in origine ideati come strutture militari medievali, ora è adibiti a sede del museo archeologico nazionale del Sannio Caudino.

All’interno dell’antica torre è esposto “Il ratto di Europa”, celebre cratere di Assteas, soprannominato il “vaso più bello del mondo” per la raffinatezza dei suoi disegni e per il fascino quasi magnetico che esercita sullo spettatore che si trova davanti al vaso alto più di 70 cm, realizzato dal noto pittore vascolare, Assteas nel IV secolo a.C., da cui prende il nome.

Il museo, inaugurato il 30 giugno 2007, organizzato al primo piano del castello ospita un’esposizione permanente di 300 reperti archeologici, arricchita da tecnologie digitali. È possibile, infatti, visitare la mostra “Rosso Immaginario”, che attraverso un percorso immersivo mostra il racconto dei vasi di Caudium. Ambientata nelle celle del carcere borbonico del Castello, attraverso la narrazione di storie, miti ed eroi, propone un viaggio nell’affascinante mondo di immagini dipinte sui crateri di produzione greca e italiota rinvenuti nella necropoli dell’antica Caudium.

Nella parte storica si possono trovare degli edifici religiosi come:

l’Abbazia di San Nicola. Edificata fra il XII e il XIII secolo, anche se nel corso dei secoli è stata più volte rimaneggiata. L’interno conserva diversi resti della struttura originaria romanica come l’arco che precede il presbiterio. Qui si può ammirare un altare maggiore in marmi policromi sovrastato da un grande dipinto.

Chiesa e convento di Santa Maria delle Grazie, il complesso venne edificato dai padri francescani nel XV secolo. La chiesa possiede una navata con una sola cappella laterale dedicata all’Immacolata Concezione. Al suo interno è conservata una scultura lignea della Madonna, realizzata dallo scultore napoletano Carmine Lantriceni. Sul chiostro, voluto dal conte Carlo Carafa nel XV secolo, si affaccia il campanile realizzato in epoca posteriore.

Chiesa e convento di San Francesco costruita nel 1339 ma l’aspetto attuale risale al XVIII secolo. La chiesa, di stile vanvitelliano, ha una facciata con tre ingressi (il centrale possiede una porta in legno intarsiata con scene di vita di San Francesco). L’interno è a tre navate ed ha altari e dipinti barocchi. Il convento è attualmente sede comunale.

Chiesa della Purità, San Pio e San Leone, nata come cappella privata dei D’Avalos, conserva ancora il passaggio che conduceva al palazzo nobiliare. Di notevole interesse è il presbiterio con il coro, ricco di decorazioni, il baldacchino centrale in marmo e l’altare maggiore, costituito da motivi geometrici e floreali.

Chiesa e convento di Santa Maria di Costantinopoli (XVII secolo). Abitato dai frati Francescani Cappuccini. Costruita da Nicola Davalos, principe del paese, per devozione per lo scampato pericolo della peste del 1656 che colpì la valle caudina. Nell’inizio del XX secolo fu adibito come caserma militare.

Vecchio cimitero di Latovetere, probabilmente la chiesa più antica di Montesarchio, eretta in età longobarda e utilizzata come cimitero in tempi successivi.

Nella piazza principale del centro storico, Piazza Umberto I, si trovano la Chiesa dell’Annunziata – realizzata nel Seicento – e la Fontana dell’Ercole considerata l’emblema della città, che si erge al centro della piazza principale. L’opera, inaugurata nel luglio 1868, si compone di una base a pianta circolare con vasca, sormontata da un gruppo scultoreo rappresentato da quattro leoni e su di un podio la figura di un Ercole guerriero; lo stesso mitico personaggio che appare anche sullo stemma del comune. Il nucleo abitativo nel corso dei secoli si è sviluppato intorno alla via Appia, importantissima rete stradale di età romana percorsa dal Medioevo dai crociati in viaggio verso Gerusalemme.

Storia

Diverse ipotesi sono state avanzate sull’origine del toponimo Montesarchio: Mons Herculis è un riferimento ad Ercole, simbolo del paese, Mons Sarculus deriva dall’attrezzo agricolo “sarculum”, Mons Arcis o colle fortezza, Mons Arcolo deriva da un nome per un condottiero lombardo.

La zona di Montesarchio, abitata sin dal neolitico, è identificata con la città sannita di Caudium (fondata nel VIII a.C.), capitale e agglomerato più importante del Sannio caudino nonché famoso centro urbano di quei tempi dove commerciavano molti prodotti tipo vasi e altri manufatti dalla “Magna Grecia”. La città è famosa per la battaglia delle Forche Caudine in cui i romani vennero sconfitti dai sanniti e costretti a subire la pena delle forche caudine. La città, probabilmente, venne distrutta dopo la disfatta della lega sannitica nel IV secolo a.C. Numerose testimonianze archeologiche risalgono all’epoca romana come gli scavi di Caudium, le terme, l’acquedotto romano. I romani, inoltre, vi costruirono la famosa via Appia, che collega Roma con Brindisi passando per Benevento. Sotto la dominazione dei longobardi nacque l’agglomerato urbano chiamato “Latovetere”, tipicamente medievale, con le case addossate al castello e alla torre. In epoca normanna, grazie all’incremento demografico, nacque invece il quartiere “Latonuovo”. Montesarchio fu possesso feudale dei Della Leonessa o de Lagonissa dal 1278 al 1480, dei Carafa dal 1480 sino al 1528 quando passò ai D’Avalos che la tennero sino alla fine della feudalità nel 1806. La torre del paese fu usata per contenere all’interno un carcere di massima sicurezza al tempo dei Borbone. Vi fu rinchiuso, tra gli altri, il patriota e politico italiano Carlo Poerio oggi ricordato con una lapide in quella che, leggenda narra, sia stata la sua cella. A livello amministrativo Montesarchio nel 1861 passò dal disciolto Principato Ultra alla neonata provincia di Benevento. Durante il ventennio fascista il comune fece costruire la biblioteca comunale e la scuola elementare.

Curiosità

Gli eventi più importanti di Montesarchio sono la Festa del Corpus Domini e “I Giorni del Borgo” a settembre.

I prodotti tipici sono: il vino Aglianico e Falanghina, i cazzarielli con carne di capra e lavanelli e ceci.

Lo stemma e il gonfalone di Montesarchio sono stati concessi con decreto del presidente della Repubblica del 31 luglio 1997. Lo stemma è composto da uno scudo recante il disegno d’Ercole, rivestito di un lenzuolo che ricopre soltanto il suo basso ventre, accompagnato da un leone, con, sullo sfondo, un paesaggio composto da un albero di basso fusto, alla sua destra, e, alla sua sinistra, i resti di un’antica torre cilindrica di piccole dimensioni. Il cielo è azzurro, con una nuvoletta bianca sullo sfondo. Il fondo campo è verde. Sotto lo scudo vi è una striscia con la scritta: Hercules alexicacos. Il gonfalone municipale è costituito da un drappo azzurro.