Cerreto Sannita

Cuore dell’arte ceramica

 Hor questa terra con le Chiese, Monasteri, e tutto in tanto tempo, quando porria dirsi un Credo, cadde tutta, tutta, tutta, senza che vi rimanesse pure una casa da desolarsi cosa che chi non la vede, stenteria crederla.”

Giovanni Battista De Bellis, vescovo


Dov’è?

Il centro storico di Cerreto Sannita è situato nell’alta valle del fiume Titerno su un tozzo colle circondato dai torrenti Turio e Cappuccino, alle porte del parco regionale del Matese. L’impianto urbanistico sembra una sorta di “città ideale” fatta erigere, in seguito al terremoto del 1688, dal conte Marzio Carafa, la cui famiglia da due secoli reggeva le sorti del feudo locale. Estremamente razionale, simmetrico e ordinato, forse ispirato al cardo e al decumano degli antichi romani: pianta rettangolare allungata, ampie strade parallele tracciate con il righello, incroci ad angolo retto, isolati ben squadrati, edifici bassi, palazzi staccati l’uno dall’altro, larghe vie di fuga, piazze ampie. Una città aperta, senza mura, caratterizzata da antiche botteghe artigiane volte alla lavorazione della ceramica.

Da non perdere

La visita al centro storico di Cerreto Sannita, bell’esempio di città ortogonale e antisismica e modello di ricostruzione urbanistica e di ripresa sociale ed economica ben riuscito. L’antica ricostruzione oltre che alla sicurezza badò anche all’estetica, dotando la cittadina campana di un nugolo di chiese tardo barocche, di eleganti palazzi, di portali sovrastati da vistosi mascheroni, di dettagli rococò sparsi nel tessuto urbano.
Tanti interessanti palazzi privati settecenteschi (Ciaburro, Ungaro, del Viceconte, Magnati, Nardella, Giordani, Carizza, Villa Langer), spesso dotati di importanti portali a bugne dominati da mascheroni. Entrando in città da sud ovest, subito dopo la chiesa di Maria di Costantinopoli (1616) che conserva un coro ligneo e resti dell’antica pavimentazione in ceramica locale, ci si imbatte nell’armonioso insieme formato dal maestoso palazzo dell’Episcopio (1696), dall’ex Seminario vescovile e dalla luminosa Cattedrale dedicata alla Ss. Trinità (1739), affrescata nel 1780 da Francesco Palumbo, con 12 altari in marmo e con due campanili sormontati da semicupole rivestite in «riggiole» di maiolica giallo-verde. Superato il Museo della ceramica si sale poi alla spaziosa piazza San Martino, in fondo alla quale sorge la collegiata di San Martino, progettata dal “regio ingegnero” G. B. Manni e ultimata nel 1733: la facciata è preceduta da un’ampia e scenografica scala a rampe ricurve. Sul lato opposto della piazza si staglia invece il Palazzo del Genio (il nome è quello che aveva un teatro intitolato al Genio italico) con l’isolato del feudatario che ospitava la taverna, il teatro e le carceri, terminate nel 1711. Un ulteriore tratto di strada porta poi alla bella chiesa barocca di San Gennaro, con la cupola dalla inusuale forma ellittica, rivestita con embrici maiolicati cerretesi: la chiesa ospita ora la sezione d’arte sacra del Museo della ceramica, con statue lignee, tele, paramenti e oggetti sacri, fra cui si segnala un prezioso calendario reliquiario cesellato che contiene reliquie di diversi santi e un pezzetto della Croce. Oltre piazza Roma, su cui s’affacciano bei palazzi del 700, sorge la chiesa di San Rocco, costruita dai sopravvissuti alla peste del 1656. Quindi, proseguendo verso la collina, oltre i ruderi dell’antica Tintoria Ducale dei panni lana (industria che nel Seicento aveva fatto ricca la vecchia Cerreto, si raggiungono i santuari delle Grazie (1587), annesso al convento dei cappuccini, il santuario di Sant’Anna e la Madonna del Soccorso. Immancabile è la visita alle botteghe artigiane di Cerreto Sannita e San Lorenzello, che vantano una speciale tradizione legata alla lavorazione della ceramica tipica, riconosciuta come «Cerretese». Quando si cammina per le strade dei due borghi è facile notare oggetti in ceramica nei negozi, nelle botteghe e nei laboratori artigiani che oggi come negli ultimi secoli animano questi abitati. Gli oggetti riconosciuti dalla tradizione come tipicamente cerretesi sono i piatti celebrativi, le acquasantiere, i vasi da farmacia e le mattonelle decorate con rose dei venti o festoni.

Ambienti naturali

La Morgia Sant’Angelo è un imponente macigno di pietra, denominato anche “leonessa” per la curiosa somiglianza a tale felino. I suoi dintorni furono sede di un insediamento umano fin dalla Preistoria e, intorno al 700 d.c., i Longobardi adibirono la grotta alla base della formazione rocciosa a luogo per il culto di San Michele Arcangelo. La grotta fu utilizzata anche a scopi profani, quale ricovero delle greggi.

Oltre alla Morgia ci sono altri interessanti ambienti naturali che si possono raggiungere a nord di Cerreto. Un sentiero porta allo spettacolare ponte di Annibale, a schiena d’asino, che la leggenda unisce al passaggio del condottiero cartaginese durante la Seconda guerra punica (216 a. C.). Realizzato in epoca romana per valicare il torrente Titerno, è lungo 13 metri, ha una larghezza di circa 1,50 metri e ha una luce di 9,15 metri. Poiù oltre si trovano le selvagge forre del Titerno, scavate dall’acqua nel corso di milioni di anni generando eccezionali marmitte di giganti larghe anche 12 metri. Salendo poi fino a circa 500 metri di altezza, sotto la Rocca del Cigno si può trovare la grande Grotta dei Briganti, che ha all’interno un ambiente alto 20 metri, “la cattedrale”, con stalattiti e stalagmiti.

Storia

Il territorio comunale di Cerreto Sannita è stato abitato sin dalla preistoria come hanno testimoniato i risultati di alcuni scavi archeologici realizzati alla fine del XIX secolo nei pressi della morgia Sant’Angelo o «Leonessa». Il terremoto del 1688 distrusse completamente Cerreto antica e la maggior parte dei paesi del Sannio. Marino Carafa, fratello del conte Marzio, decise di ricostruire la cittadina più a valle, secondo uno schema ortogonale, su un suolo maggiormente stabile. La zona scelta per costruire la nuova Cerreto era costituita da un vasto e tozzo colle lambito a est e ad ovest dai torrenti Turio e Cappuccini e attraversato da nord a sud dall’antica via Telesina che raccordava Cerreto
antica a Telesia. Per secoli, il fiume Titerno ha fornito ai ceramisti di Cerreto Sannita e San Lorenzello la materia prima per sviluppare un
artigianato che nel XVIII divenne arte vera e propria, e che grazie alle botteghe degli artigiani contemporanei consente oggi ai due borghi di essere due delle 47 «città italiane della ceramica», consorziate nella rete dell’Associazione Italiana Città della Ceramica (AiCC), nata nel 1999.

Curiosità

Oltre alla ceramica, Cerreto Sannita si distingue anche sul fronte enogastronomico, infatti vanta una ricca tradizione rurale, legata ai prodotti e alle ricette di un territorio a volte aspro ma sorprendente per varietà e qualità. A partire dal vino, come Sannio doc, Falanghina del Sannio doc, Sannio doc sottozona Solopaca, Falanghina doc sottozona Solopaca, Campania igt, Benevento Igt. L’argilloso terreno collinare costituisce di fatto un habitat ideale per una produzione di qualità, tanto nel vino quanto nell’olio, altrettanto importante grazie ad antiche cultivazioni di olive come l’Ortice, l’Ortolana e la Raccioppella. Cerreto è di fatto una “città dell’olio”, e come tale si è proposta negli ultimi anni grazie agli sforzi di amministratori e di aziende per creare un percorso culturale che valorizzi l’olio e gli altri tesori locali, al centro per esempio di due riuscite manifestazioni come il Maggio gastronomico e Decori e sapori d’autunno, occasione per presentare anche altre tipicità del posto, come i formaggi (ricotte, pecorini, caciocavallo), particolarmente saporiti perché ottenuti con il latte di ovini e bovini che pascolano liberamente nutrendosi di fiori ed erbe di montagna sulla Parata, vasto pascolo d’altura che si estende a mille metri di quota sul monte Coppe.

Sulla stessa Parata spunta anche un raro e aromatico fungo, il virno, che per il profumo intenso qualcuno paragona addirittura al tartufo e che fra aprile e maggio “invade” i piatti della cucina cerretese, nelle tagliatelle fatte a mano o nel tradizionale spezzatino di agnello di pecora laticauda (“dalla larga coda”), ovino locale il cui allevamento ripreso negli ultimi trent’anni pare aver scongiurato il rischio di una sua scomparsa dalla zona. Il virno è un fungo piccolo, dal cappello nocciola chiaro, noto comunemente anche come fungo di San Giorgio, dato che inizia a spuntare dopo la festa dedicata a questo santo, il 23 aprile. Che è poi il periodo in cui Cerreto esprime anche un altro protagonista stagionale della cucina locale, l’asparago.