Campolattaro

Un borgo affacciato sull’oasi WWF

proverbi e modi di dire

– R’occhi metene (Gli occhi mietono)
– Ce stanno chiù jorni che sausicchie (Ci sono più giorni che salsicce)
– Cu le dà e le tè l’amicizia se mantè, cu le tè e senza dà l’amicizia se ne và (Con il dare e il tenere l’amicizia si mantiene, con il tenere e senza dare l’amicizia passa)

Dov’è

Immerso in un paesaggio chiaro e aperto fatto di campi coltivati, Campolattaro è situato a nord del monte Sauco e si nasconde con il suo centro storico ai fianchi di una collina che degrada ripida verso il Tammaro. In una parte del territorio comunale è stato ricavato un invaso denominato “diga di Campolattaro”. L’accumulo massimo annuale di acqua, previsto dal progetto, è di 109000000m’3. In questo luogo è ancora viva la cultura locale che trova nella conservazione delle tradizioni contadine e religiose, unita ad una storia ricca di avvenimenti e di dominazioni, la sua massima espressione.



Da non perdere

Il centro storico che conserva ancora l’antica fisionomia urbanistica medievale pur essendo stato bersaglio, nel corso dei secoli, di numerosi eventi catastrofici naturali.

Qui troviamo la chiesa di S. Sebastiano, patrono della città, gravemente danneggiata dal terremoto del 1962. In essa è conservato un pregevole dipinto su marmo del XIX secolo raffigurante la Madonna della Misericordia. Proseguendo per via Bebiana, possiamo accedere alla piazza principale dedicata ad Urbano de Agostini, uomo politico della seconda metà dell’Ottocento che fu sindaco del paese e si sforzò di dare un’impronta moderna al piccolo centro rurale istituendo, tra l’altro, una cassa di credito agrario. La piazza è dominata dal Castello (palazzo De Agostini), costruito, probabilmente, tra il X e I’ XI secolo. Nel 1861 il palazzo fu saccheggiato e devastato dalla popolazione del paese che, capeggiata da alcuni briganti, insorse contro i signori dell’epoca e trafugò, tra l’altro, la Tabula Alimentaria.

Il castello si presenta come un complesso architettato in modo che verso valle, a Sud, con la facciata delle Torrette, assume un aspetto severo e difensivo, mentre verso il paese, a Nord, con la facciata a barbacani, assume un aspetto più ospitale.
L’edificio del castello che domina il centro dell’abitato è circondato da un borgo medievale e si sviluppa su una pianta rettangolare di 350 mq attorno ad un Cortile centrale.

L’Oasi WWF del Lago di Campolattaro si trova all’interno di una Zona Speciale di Conservazione (ZSC – IT8020001) nei Comuni di Campolattaro e Morcone (BN). E’ inoltre una Zona di Protezione Speciale (ZPS IT8020015). L’aera si estende per circa 1.000 ettari e si trova in corrispondenza della valle alluvionale del fiume Tammaro.
Si tratta di un’oasi del WWF – gestita in convenzione con la Provincia di Benevento – con una superficie di circa 1.000 ettari. E’ un’emergenza ambientale di notevole interesse che circonda l’invaso artificiale formatosi a seguito dello sbarramento del Tammaro ad opera della diga di Campolattaro. Nel cuore dell’Oasi troviamo il bosco igrofilo, il canneto e le aree palustri. Tutto intorno si estendono boschi misti di cerri e roverelle con presenza di vari aceri, ornielli, sorbi e carpini, ambienti prativi di media collina, oliveti e campi coltivati non intensivamente con siepi naturali formate da biancospino, prugnolo, berretta del prete, ligustro e olmo. Il bosco igrofilo è costituito prevalentemente da salici, pioppi e ontani, le aree palustri sono colonizzate dalla cannuccia di palude e dalle tife. Nei prati, tra le distese di ginestre, spiccano le fioriture di narcisi, viole, pratoline e diverse specie di orchidee tra cui l’Ophrys apifera, l’Ophrys fuciflora e la Serapiasvomeracea. L’avifauna è ricchissima: nidificano ad esempio lo svasso maggiore, la nitticora, la garzetta, il tuffetto, il gruccione, l’averla cenerina; gli aironi cenerini sono presenti tutto l’anno mentre svernano qui centinaia di cormorani e colombacci. Nei periodi di migrazione si osservano il falco di palude, il falco cuculo, l’albanella minore, il mignattaio e la cicogna bianca. Non mancano le anatre (alzavole, germani, morigl17-Nov-2010 9:46ne, i rapaci notturni, le upupe, i rigogoli, le cince, i picchi, le rondini e i fringuelli. I mammiferi presenti sono la volpe, il tasso, la puzzola, la faina, la donnola, la lepre, il ghiro, il moscardino, il riccio, la talpa e alcune specie di pipistrelli (rinolofo maggiore, vespertilio maggiore). Da segnalare, tra i rettili: il cervone, il biacco, il saettone, il ramarro, e, tra gli anfibi, l’ululone a ventre giallo e il tritone crestato. L’Oasi può essere visitata durante tutto l’anno, è sufficiente prenotare presso la sede del WWF di zona.

Un po’ di storia

Sembra che il toponimo più antico con cui è identificato sia “Campugattari”, che plausibilmente deriva da “Campo di Walthario”, nome di persona frequentemente usato presso i Longobardi. L’antica denominazione e la trasformazione del nome nei secoli, secondo altri studiosi, è legata a pascoli per armenti e alla produzione di latte. Le prime testimonianze scritte sull’esistenza di questo centro abitato risalgono al XII secolo, anche se reperti archeologici di epoca sannita prima e romana poi, confermano, senza ombra di dubbio, la presenza dell’uomo in forme associative già dal V-IV secolo a.C.
L’insediamento dei Liguri Apuani deportati nel 180 a.C. nelle zone dell’Alto Tammaro dai consoli Bebio e Cornelio sicuramente interessò anche Campolattaro, come testimoniano i segni apotropaici del sole e della luna scolpiti sui portali delle antiche abitazioni, elementi questi che richiamano motivi analoghi rinvenuti nelle aree della Versilia e della Val di Magra a testimonianza di un indiscutibile ceppo comune. Nell’867 Campolattaro fu devastato dai Saraceni come tutto il territorio beneventano. Nel 1138, durante la dominazione normanna, fu distrutto, invece, da Re Ruggiero che – a quanto si narra – punì gli abitanti per aver accolto con giubilo la notizia della sua morte, poi rivelatasi infondata.

A partire dal ‘500 si ebbero furiose lotte tra i suoi abitanti e quelli del vicino centro di Fragneto l’Abate per il possesso del feudo di Botticella. Nel 1656 una terribile pestilenza causò la morte di circa 500 persone bloccando lo sviluppo sociale del paese, che subì ulteriori lutti e miserie a distanza di poco più di un secolo, nel 1764, a causa della carestia che sconvolse l’intero Mezzogiorno d’Italia. Lenta ma graduale la ripresa negli anni successivi fino al colera del 1837 che seminò nuovamente morte e disperazione. A ricordo di tale evento rimane una croce posta da mani pietose nel campo detto “del Focale” dove fu allestito un cimitero per accogliere le circa 100 vittime dell’epidemia. La consistenza millenaria di questo paese traspare dal castello ancora oggi abitato, dall’antica torre e dal centro storico gravemente danneggiato dal terremoto del 1962. A questo fortilizio è legata la storia di antichi e terribili feudatari come i De Adenulfo, i Monforte, i Di Capua, i Blanch, padroni e signori di questo antico borgo agricolo fino alla fine della feudalità. A ricordo dell’antica civiltà medievale restano due porte di accesso al paese, i fondachi, le viuzze superstiti, le pietre e i portali. Celati in vicoli appartati oppure visibili nelle architetture della piazza principale queste testimonianze ricordano ai visitatori la loro antica origine, frutto di un abile lavoro artigianale tramandato di generazione in generazione fino ai giorni nostri.

Dopo le molte peripezie il paese, che fino ad allora era appartenuto al Circondario di Pontelandolfo della provincia del Molise, venne annesso al Regno d’Italia e nel 1861 passò alla neonata provincia di Benevento, secondo un percorso amministrativo condiviso con quasi tutti gli altri comuni dell’odierna Comunità Montana. Il paese, pur nella sua travagliata storia, riprese a svilupparsi nella seconda metà dell’800. La prima metà del ‘900 fu, però, di nuovo periodo di sofferenza: centinaia furono i campolattaresi costretti a partire nella speranza di un avvenire migliore e grande fu il tributo di sangue offerto in occasione dei due conflitti mondiali.

Curiosità

La tradizione religiosa è molto sentita in questo Comune e si manifesta con sagre e feste soprattutto nel periodo estivo. L’ultima settimana di agosto, ad esempio, si rappresenta il martirio dei Santi Placido e Benedetto. La drammatizzazione viene fatta risalire ad un manoscritto anonimo del XVIII secolo.

Il penultimo sabato di Agosto si svolge la sagra dei “Cicategli e Sausicchia” (cavatelli e salsiccia). I cavatelli sono una tipica pasta della zona, fatta a mano, che deve il suo nome alla forma che prende durante la lavorazione. I cavatelli sono quindi serviti con un ragù di pomodoro e salsiccia, che rappresenta un altro prodotto tipico della zona.

Il 15 settembre si svolge la processione della Madonna del Canale, la cui statua è stata donata dal cardinale Orsini, arcivescovo di Benevento (che sarà poi papa Benedetto XIII), durante una visita pastorale.